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Gioca e Impara: A scuola per imparare a relazionarsi con l’altro

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La scuola come luogo privilegiato in cui tornare a imparare il concetto di ‘relazionarsi con l’Altro’. In un mondo dove l’idea di relazione interpersonale sembra dover riguardare solo ed esclusivamente i social network.

Da qualche giorno è iniziato per tante famiglie un nuovo anno scolastico. In un mondo dove si è sempre in contatto attraverso i vari social network, attraverso i cellulari, gli smartphone, Ipad, Iphone; dove virtualmente si hanno centinaia di amici, forse il concetto di relazione e di sapersi relazionare sembra qualcosa di antico, da dimenticare e chiudere in un cassetto di vecchi ricordi. Eppure tutti i giorni ci scontriamo ancora con quello che sembra un vecchio concetto: “Relazionarsi con l’Altro da noi”, “Sapersi relazionare”. Forse si hanno tanti mezzi e tanti amici virtuali, ma non si sa come ci si deve relazionare. La scuola, dopo la famiglia, è il secondo grande ambito dove fare “palestra di relazioni”, dove ci si “esercita alla relazione” sia asimmetrica con gli insegnanti, i presidi, i genitori dei compagni, sia alla relazione simmetrica con i propri coetanei, oppure per gli insegnanti con i colleghi e i genitori dei propri alunni. A scuola si passano tante ore e sarebbe davvero un’occasione persa non utilizzare questo tempo e questo luogo per “imparare a relazionarsi”.

La relazione implica tanti aspetti: il primo è l’esserci come presenza fisica, con il nostro corpo che veicola tanti messaggi di noi, che passano attraverso il non-detto (uno di questi aspetti del non-detto è il linguaggio corporeo: come ci vestiamo, come ci poniamo nei confronti dell’altro da noi che fa parte di quello che siamo, di quello che ci è stato trasmesso in famiglia, di quello che viviamo in famiglia in quel preciso momento, come per esempio la separazione di mamma e papà o la separazione come coniugi). L’altro aspetto della relazione è il linguaggio esplicito, il verbale delle nostre comunicazioni. La scuola potrebbe essere uno spazio e un tempo eterotopici per la relazione, cioè uno spazio scandito da precise coordinate e un tempo segnato da altrettante coordinate ben definite da percorrere, attraversare, abitare e vivere, dove potersi esercitare nei rapporti interpersonali; dove l’errore, lo sbaglio, la caduta avranno modo di essere elaborati sia da soli, sia attraverso un confronto costruttivo fatto da più voci e da molteplici prospettive in un arco temporale adeguato per capire, comprendere, sentirsi bene nella relazione.

[Articolo della dott.ssa Chiara Corte Rappis per Bambinopoli]

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